Maria Montessori – La scoperta del bambino

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Maria Montessori

La scoperta del bambino (1950) è un libro di Maria Montessori che può ben considerarsi riassuntivo delle esperienze fatte e delle conclusioni alle quali la famosa pedagogista è giunta nell’arco di quarant’anni di esperienze. Esso rappresenta una riscrittura di un precedente scritto risalente al 1909 e intitolato Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini. Montessori ha riscritto e ripubblicato in più occasioni l’opera originale, aggiungendovi alcune conclusioni alle quali era giunta, e lo ha fatto ben cinque volte. La scoperta del bambino, pertanto, rappresenta la quinta edizione dell’opera originale e risalente al 1909. Ripercorrendo la storia del testo, emerge che esso fu ripubblicato nel 1913, nel 1926, nel 1935 e nel 1950, cambiando nome solo nell’ultima edizione.[1]

Il libro è uscito in Italia con il titolo La scoperta del bambino nel 1950, ma a quanto pare sarebbe uscito in {qlwiki title=”India”} già nel 1948.[montessori-discovery, intestazione]

Le linee guida fornite da Maria Montessori

Nel testo, e in particolare nelle pagine iniziali, una delle preoccupazioni di Montessori sembra essere quella di spiegare che il suo non è un metodo, quanto piuttosto i risultati delle sue esperienze di insegnamento sui bambini, partendo dai quali metodi nuovi potrebbero in seguito svilupparsi.

L’autrice si sofferma inoltre sullo “stato” della pedagogia ai suoi tempi, e in modo particolare agli inizi della sua carriera, la quale tutto era fuorché scientifica. Essa era speculativa e filosofica piuttosto che incentrata sulla sperimentazione e su metodi di ricerca scientifici. Vi era stata in realtà in quel periodo una spinta verso la fondazione di una pedagogia scientifica, ma i risultati non erano stati, secondo la Montessori, all’altezza delle aspettative; in particolare, erano addirittura nate in Italia, tempo addietro, delle facoltà vere e proprie di pedagogia (autonome e separate da quelle di filosofia), le cosiddette Scuole di pedagogia scientifica.

Già {qlwiki title=”Giuseppe Sergi”}, che era stato l’insegnante di Maria Montessori, aveva intuito che era necessario un rinnovamento della pedagogia,[montessori-pearson, pag. 15] ma questa necessità di cambiamento era stata interpretata dai suoi allievi nel senso dell’antropologia pedagogica, cioè nel senso di dover misurare i dati antropometrici del bambino e correlare lo sviluppo fisico e psichico del bambino all’educazione dello stesso. Quest’approccio viene giudicato da Montessori insufficiente a raggiungere una vera rigenerazione della pedagogia.[2]

Il maestro-scienziato

La strada maestra da seguire, secondo Montessori, è quella di seguire l’educazione del bambino sintetizzando tutte le discipline, e non solo attraverso le misurazioni antropometriche. Secondo la Montessori, il maestro deve seguire un approccio simile a quello di uno scienziato. Cioè, il maestro deve osservare attentamente prima di intervenire e prima di formulare qualsiasi metodo. Solo un’analisi attenta dell’evoluzione del bambino può portare a una strategia utile per il progresso del bambino e, di riflesso, dell’umanità intera.

Il vero maestro dovrà ricercare lo “spirito” piuttosto che il “meccanismo”. Vero scienziato non è chi sa maneggiare i composti chimici o “preparare i preparati microscopici” (attività compiute anche da assistenti che si limitano all’aspetto meccanico della scienza). Vero scienziato è chi è animato dall’ardente desiderio di indagare i segreti della natura e arrivare alla verità, chi si inocula la tubercolosi per poter comprendere i meccanismi di contagio, chi “è trascurato nel vestire perché non si ricorda più di se stesso”. Lo scienziato, come il monaco, porta i segni della propria vocazione.[montessori-pearson, pag. 17]

Proprio come farebbe uno scienziato, il vero maestro dev’essere animato dal desiderio di giungere alla verità, di trovare la via giusta per educare ciascun bambino, di provare e valutare di volta in volta con strategie diverse fino a trovare la via giusta. Le linee generali fornite da Montessori non sono altro che dei generici consigli su cui dovrà essere impostato l’intero percorso educativo.

Dobbiamo far nascere nella coscienza del maestro l’interesse alla manifestazione dei fenomeni naturali in genere, fino al punto che egli ami la natura, e conosca l’aspettativa ansiosa di chi ha preparato un esperimento per attenderne la rivelazione.[montessori-pearson, pag. 18]

La libertà e la scuola

Montessori riserva non poche critiche alla scuola tradizionale, che alla sua epoca era molto più austera e inibitrice di quanto non lo sia oggi. In particolare, Montessori mette al centro dell’attività di educazione il concetto di libertà, un concetto non ristretto all’uso comune, che se ne fa nei libri di filosofia o nei libri propagandistici, relativi a ceti o a diritti di classi sociali, ma alla libertà in senso generale. Il bambino deve essere libero di fare ciò che vuole, nei limiti del possibile e della non violenza e devono essere represse solo le azioni “inutili o dannose”. Emblema, per così dire, della mancanza di libertà nella scuola tradizionale è il banco, che nel corso degli anni ha subito un’evoluzione, alla ricerca di modelli (anche brevettati) che riducessero il rischio di deformazioni e che impedissero al bambino di muoversi.

In quest’ottica, il banco rappresenta uno strumento che corregge un problema piuttosto che prevenirlo, allo stesso modo in cui un cinto erniario correggerebbe l’ernia inguinale di un lavoratore. Ciò che i lavoratori chiedono non è il cinto erniario, ma migliori condizioni di lavoro. Allo stesso modo, nel mondo della scuola la soluzione non è il banco quanto piuttosto limitare il numero di ore che il bambino passa seduto, alternarlo e rendere il bambino libero di compiere i movimenti che desidera piuttosto che costringerlo all’immobilità.[montessori-pearson pagg. 22-23]

Premi e castighi

Anche l’abitudine di premiare o castigare gli studenti tipica della scuola tradizionale è criticata da Montessori, la quale considera i premi e, in modo particolare, i castighi come riservati alle persone che Montessori definisce “inferiori”, cioè quelle persone che secondo lei non contribuiscono attivamente al progresso dell’umanità, ma si macchiano di delitti e per questo vanno puniti. Per Montessori, premiare o castigare uno studente non solo non è utile, ma è persino deleterio, in quanto devierebbe lo studente dal suo percorso e lo metterebbe sul “falso cammino della vanità”. Per Montessori,

Tutte le vittorie e tutto il progresso umano riposano sulla forza interiore.[montessori-pearson, pag. 26]

Solo la forza interiore, o vocazione, può trasformare uno studente in un grande medico o in generale in un professionista affermato. Se lo studente non è mosso dalla vocazione, ma da un premio o dalla speranza di un vantaggio, il mondo non farà grandi progressi per merito suo. Anche qualora premi e castighi di una vita familiare servissero a far diventare medico uno studente, è meglio che questi non diventi affatto medico.[montessori-pearson, pag. 26] Per Montessori, l’unica forma di premio è la sola soddisfazione di aver raggiunto i propri traguardi e di essere giunti alla realizzazione di ciò che si vuole essere.

Le radici e l’evoluzione del pensiero di Montessori

Le esperienze di Maria Montessori possono considerarsi la continuazione dei traguardi raggiunti da:

  • {qlwiki title=”Giuseppe Sergi”}
  • {qlwiki title=”Jean Marc Gaspard Itard”}
  • {qlwiki title=”Édouard Séguin”}
  • {qlwiki title=”Wilhelm Wundt”}

L’opera e le idee di Maria Montessori hanno origine dai suoi precedenti studi ed esperienze con i “bambini idioti”, cioè dei bambini malati o affetti da ritardo mentale. In qualità di medico e assistente della Clinica Psichiatrica dell’Università di Roma, Maria Montessori ebbe la possibilità di visitare bambini idioti ricoverati nei manicomi. Inoltre ricevette dall’allora Ministro dell’istruzione Guido Baccelli l’incarico di tenere dei corsi sui “bambini frenastenici”; il corso in seguito divenne una vera e propria scuola, la “Scuola magistrale ortofrenica”. Durante questi corsi, Montessori non si limitò a tenere dei corsi, ma insegnava lei stessa a tempo pieno e dirigeva l’attività delle altre maestre per due anni. Questa esperienza le fu di grande aiuto e, come lei stessa afferma, “sono il mio primo e vero titolo in fatto di pedagogia”. Montessori aveva messo in pratica il cosiddetto “metodo fisiologico” ideato da Édouard Séguin per i bambini ritardati e, già a cavallo tra Ottocento e Novecento, Montessori aveva capito che quei metodi erano più efficienti anche con i bambini normali. Facendo tesoro delle esperienze di Seguin e Itard, Montessori raggiunse notevoli traguardi nel campo dell’educazione dei bambini deficienti.[montessori-pearson, pag. 34]

Il metodo di Seguin era stato sviluppato sulla base delle precedenti esperienze compiute da {qlwiki title=”Jean Marc Gaspard Itard”} (maestro di Séguin) negli anni della Rivoluzione francese e, secondo Montessori, Itard sarebbe il vero fondatore della cosiddetta pedagogia scientifica, in quanto i suoi metodi non erano solo diretti a studiare i comportamenti (come faceva invece la {qlwiki title=”psicologia fisiologica”}), ma agivano efficacemente sull’educazione dei bambini deficienti.

Seguin aveva ideato un metodo, il cosiddetto “metodo fisiologico” che, se applicato correttamente, avrebbe consentito di educare gli sfortunati bambini affetti da ritardo. All’epoca, però, secondo quanto riportato da Montessori, il metodo non era realmente applicato né in Italia, né nel resto dell’Europa. Molti istituti e manicomi possedevano il testo, e i maestri lo leggevano, ma non sembravano avere fiducia in esso e finivano con l’applicare i tradizionali metodi di educazione in uso nelle scuole normali.

Bambini mentre giocano con il materiale di sviluppo

Leggendo l’opera di Séguin, Traitement Moral, Hygiène et éducation des idiots et des autres enfants arriérés …, Montessori comprese come la base del metodo fisiologico non fosse solo la tecnica, ma anche “lo spirito”. Spesso veniva chiesto agli educatori di mettersi allo stesso livello dei bambini deficienti, e questo spesso deprimeva l’educatore. Nell’opera di Seguin, spesso, si consigliava agli educatori di curare il proprio aspetto, di curare la gestualità e modulare la voce. Inoltre,

Quello che si chiama l’incoraggiamento, il conforto, l’amore, il rispetto, sono leve dell’anima umana: e chi più si prodiga in questo senso, più intorno a sé rinnova e rinvigorisce la vita.[montessori-pearson, pag. 35]

Montessori riuscì anche a trovare un’opera successiva scritta da Seguin durante la sua permanenza a {qlwiki title=”New York”}, cioè l’opera pubblicata nel 1866 e dal titolo Idiocy: and its Treatment by the Physiological Method. In quest’opera, che fece tradurre appositamente, Montessori trovò curiosamente delle conferme di ciò che lei a quanto pare autonomamente aveva compreso. In altre parole, anche Sèguin, nella seconda parte della sua vita, aveva compreso che il “metodo fisiologico” era valido ed efficace anche sui bambini normali, ed era persino più efficiente di quelli in uso.[montessori-pearson, pag. 36] Del resto, l’affinità tra bambini deficienti e bambini normali non era poi così illogica, in quanto entrambi partivano dalla stessa condizione di base, e mostravano gli stessi comportamenti. La differenza era piuttosto da ricercarsi nella differente velocità di apprendimento.[montessori-pearson, pag. 38]

Con i metodi sviluppati da Montessori, i bambini deficienti erano riusciti a raggiungere un livello di preparazione paragonabile a quello dei bambini normali e avevano persino potuto presentarsi agli esami delle scuole pubbliche e superarli. Cionondimeno, la possibilità di utilizzare quei metodi anche sui bambini normali sembra anche aver gettato un ombra di sconforto nell’anima di Montessori, la quale a un certo si preoccupa del fatto che se quei metodi venissero utilizzati anche sui bambini normali, i bambini deficienti non avrebbero più raggiunto gli stessi livelli di quelli normali.[montessori-pearson, pag. 35]

L’esperienza del quartiere San Lorenzo

Maria Montessori, dopo le sue esperienze sui bambini frenastenici, decise di approfondire le sue nozioni di pedagogia e per questo si iscrisse alla facoltà di filosofia dell’università. Alla fine del 1906, inoltre, il direttore dell’Istituto dei Beni Stabili di Roma le chiese di dirigere la creazione di asili per bambini normali nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Il primo asilo montessoriano fu istituito in via dei Marsi, 58 a Roma.[3] Il progetto era qualcosa di molto innovativo per l’epoca, e prevedeva che si creasse una “scuola nella casa”. L’estrazione sociale delle famiglie era bassa; i genitori vivevano spesso di lavori avventizi, ma questo non sembrò influire negativamente sul percorso educativo. L’esperienza di San Lorenzo viene giudicata molto positivamente da Maria Montessori, tanto da affermare che risultati così soddisfacenti non furono mai più raggiunti. Da vera scienziata, inoltre, elenca le condizioni che vennero a crearsi e che potrebbero aver influito sul risultato, come se fosse un esperimento. Secondo la Montessori, potrebbe aver influito positivamente l’assenza di influenza da parte della famiglia, a causa del basso livello di istruzione; inoltre, le stesse maestre non avevano precedente esperienza o istruzione e risultavano più facilmente malleabili per le mansioni richieste. Alle scuole nate nel quartiere San Lorenzo fu dato il nome di “Casa dei Bambini”, e questo nome fu utilizzato da Montessori per riferirsi anche alle scuole successive che applicavano il suo metodo.[montessori-pearson, pagg. 40 e 42]

L’esperienza e i risultati raggiunti nel quartiere San Lorenzo attrassero una gran quantità di persone, anche straniere e provenienti in larga parte dagli Stati Uniti, le quali volevano ammirare i risultati raggiunti, tanto che Montessori definisce San Lorenzo la “Mecca dell’educazione”. Altre “Case dei Bambini” cominciarono a diffondersi da allora, penetrando anche negli ambienti benestanti e aristocratici.

Il femminismo in Montessori

Nel Discorso inaugurale pronunciato in occasione dell’apertura di una Casa dei Bambini nel 1907, pubblicato in appendice al libro La scoperta del bambino, Maria Montessori spiega con molta perspicacia le opportunità, i vantaggi e i risultati raggiunti in seguito alla benefica opera svolta dall’Istituto dei Beni Stabili, il quale aveva avviato un’opera di parziale ristrutturazione e valorizzazione dei fabbricati fatiscenti di San Lorenzo. La strategia impiegata aveva fatto in modo che gli inquilini di ciascun condominio facessero a gara a tenere il caseggiato più pulito, essendo previsti dei premi per il condomino più pulito, e nelle case e negli androni le case erano tenute costantemente pulite. La pulizia delle case avrebbe poi indotto anche a una maggiore igiene personale.

All’interno dei progressi raggiunti si inserisce il fiore all’occhiello dell’opera dell’Istituto dei Beni Stabili, cioè la cosiddetta “Casa dei Bambini”. Maria Montessori intravede in questa nuova struttura un veicolo di emancipazione femminile; quelli che prima sembravano obiettivi irraggiungibili, considerata la funzione considerata insostituibile della donna nella casa (prendersi cura dei bambini, cucinare, prendersi cura degli ammalati ecc.) oggi diventavano possibili grazie e agli asili e in particolare alle Case dei Bambini. Maria Montessori prevedeva anche che le restanti funzioni attribuite alle donne come cucinare e prendersi cura degli ammalati sarebbero state “socializzate” (cioè fornite in comune), ad esempio prevedendo un refettorio comune, in ciascun condominio o quartiere, in grado di inviare i pasti tramite ascensore in ciascuna abitazione (come giù sperimentato negli Stati Uniti) oppure istituendo delle infermerie in ciascun condominio o quartiere al fine di isolare gli ammalati ed evitare il contagio ai parenti.

Maria Montessori ribadisce che la “socializzazione” delle funzioni tradizionali affidate alle donne non significa snaturare il ruolo e le funzioni delle donne in famiglia (e in particolar modo delle madri); le donne continuerebbero a svolgere il loro ruolo amorevole, anche se nel solo tempo libero.

Ambiente e metodo

L’ambiente

Maria Montessori crede nell’importanza dell’ambiente come in grado di influenzare l’educazione del bambino. Tutto dev’essere “a misura di bambino“. Le sedie devono essere piccole e leggere, in modo da essere facilmente trasportabili e adatte alla fisionomia del bambino. L’arredamento previsto da Montessori prevede tavoli, sedie, tappeti, credenze e lavabo, tutti rigorosamente rimpiccioliti, in modo da poter essere utilizzati dai bambini.[montessori-pearson pag. 51] Gli arredamenti, secondo Montessori, devono anche essere esteticamente apprezzabili, in modo da educare il bambino al senso estetico e ispirarlo così ai più alti ideali umani.

La {qlwiki title=”Madonna della seggiola”} di {qlwiki title=”Raffaello”}

È previsto anche un ritratto di Raffaello, la Madonna della Seggiola, scelto da Montessori almeno per due motivi. Il quadro avrebbe rappresentato il progresso dell’umanità, e in particolare l’emancipazione della donna. Pur non avendo il bambino la capacità di comprendere il significato di quel dipinto, esso sarebbe rimasto impresso nella sua memoria, ispirando nel suo cuore sentimenti religiosi. Inoltre la Montessori prevedeva che, se le Case dei Bambini si fossero diffuse nel resto del mondo, quel quadro avrebbe ricordato la “patria d’origine” del suo metodo educativo.[montessori-pearson, pag. 52]

Per quanto riguarda il metodo, Montessori chiarisce che esso dà un’importanza fondamentale all’osservazione ma, per quanto importante, la sola osservazione non è sufficiente a educare il bambino. È evidente anche l’influenza di {qlwiki title=”Wilhelm Wundt”}, in particolare quando afferma che “la psicologia del bambino è sconosciuta” e quando mette in risalto l’importanza dell’osservazione.[montessori-pearson, pag. 45] Montessori, sotto l’influsso delle precedenti esperienze, introduce la misurazione antropometrica dei bambini, la quale però non è che marginale nel suo metodo di educazione, e teso a conoscere da un punto di vista medico le caratteristiche fisiche del bambino e coadiuvarlo con le informazioni fornite dai genitori.

Una caratteristica fondamentale dell’ambiente montessoriano è il fatto che l’ambiente deve essere “limitato”; in altre parole, l’ambiente non dovrebbe essere né troppo piccolo, né troppo esteso. Un ambiente troppo piccolo fa mancare al bambino un idoneo numero di oggetti, quali ad esempio piante, o materiali di sviluppo, mentre un ambiente troppo esteso e contenente troppi oggetti, non consentirebbe al bambino di focalizzarsi sugli stessi oggetti per un tempo sufficiente a imparare a sufficienza da questi. In ogni caso, l’ambiente dovrebbe essere preimpostato, e sarebbe sbagliato togliere al bambino un oggetto sul quale ha già messo gli occhi.

Il materiale di sviluppo

L’ambiente non è solo l’arredamento, ma anche il cosiddetto materiale di sviluppo, che Montessori aveva notevolmente arricchito rispetto alle classi tradizionali; tra questi figurano telai per imparare ad abbottonare, tavolette con lettere dell’alfabeto, e altro materiale per l’educazione dei sensi, in tutto simili a quelli da lei utilizzati per i “bambini ritardati”. Essi sono stati sviluppati sulla base dei materiali prodotti da Itard e Séguin, e ne rappresentano la loro evoluzione ed estensione. Come teorizzato dai precedenti autori, lo scopo del materiale di sviluppo è la cosiddetta educazione dei sensi. Montessori aveva compreso che bambini si trovano in un’età cruciale per lo sviluppo delle loro facoltà psicomotorie, e che ogni ostacolo al loro sviluppo comporta la comparsa di ritardi sia fisici che mentali. Inoltre, i bambini mostravano una capacità di assimilazione di contenuti e comportamenti notevolmente maggiore rispetto agli adolescenti e agli adulti, e chiama la loro particolare forma mentale mente assorbente.

La mente assorbente consente ai bambini di imparare in pochissimo tempo il linguaggio materno e di assimilarne in modo quasi perfetto i costrutti e la pronuncia. Imparare un’altra lingua da adulti comporta maggiori difficoltà e i difetti di pronuncia sono evidenti; questo dimostra quanto sia assorbente la mente nei primi anni di vita.[montessori-pearson, pag. 102] La forza di fissazione della mente assorbente è talmente forte e indelebile che Montessori arriva addirittura ad affermare che ciò che si è appreso nei primi anni di vita resta fisso “non nella memoria, ma nell’organismo vivente, poiché diventano la guida per la formazione della mente, per il carattere dell’individuo”.[montessori-pearson, pag. 103]

In questo contesto, il materiale di sviluppo ha lo scopo di favorire e facilitare al bambino lo sviluppo delle facoltà di base, in modo analogo a quanto Itard e Séguin e la stessa Montessori facevano con i “bambini idioti” (da ciò si noti quanto i traguardi di Montessori poggino sulle precedenti conquiste dei due studiosi). Il materiale di sviluppo viene proposto al bambino, il quale dovrà scegliere autonomamente se giocarci oppure no. Il suo utilizzo non dovrà essere forzato in alcun modo. Se ha raggiunto un’età sufficiente, potrà decidere quale materiale di sviluppo utilizzare, scegliendolo dall’ambiente (la “Casa dei bambini”).

Il materiale di sviluppo dovrà possedere alcune caratteristiche. Prima di tutto, ciascun materiale dovrà mostrare una serie di gradazioni di una singola caratteristica ambientale (come ad esempio, un colore, un odore, una forma, la temperatura ecc.). Molto importante è che la caratteristica venga “isolata”, tenendo costanti le altre caratteristiche. Se ad esempio, un oggetto mostra le varie gradazioni di colore, le altre caratteristiche quali la forma, la temperatura, il materiale, la scabrosità devono rimanere gli stessi, in modo da non confondere il bambino.[montessori-pearson, pagg. 77-78]

Altre caratteristiche del materiale di sviluppo montessoriano sono la presenza del cosiddetto controllo dell’errore, cioè la presenza all’interno del materiale di sviluppo di particolari conformazioni che consentano di determinare il giusto o sbagliato, evitando al minimo la correzione diretta da parte dell’insegnante. Sarà l’ambiente stesso a correggere il bambino. Devono anche essere esteticamente apprezzabili e in grado di impegnare il bambino in un’attività; in altre parole, si deve poter fare qualcosa con questo, ad esempio toccarlo spostarlo, raggrupparlo, separarlo ecc. Un materiale di sviluppo che venga solo ammirato senza poter essere toccato, spostato, ecc. annoierebbe il bambino dopo un po’, mentre materiale di sviluppo che consenta di svolgere delle attività rende infinito il numero di combinazioni realizzabili con questo e non stanca mai il bambino. Altra caratteristica del materiale di sviluppo è quello di essere limitato, e valgono le considerazioni sull’ambiente fatte sopra.[montessori-pearson, pagg. 81-83]

Il metodo

Il contesto educativo in vigore all’epoca e nel quale Montessori opera era teso a soffocare tutte le manifestazioni del bambino; la maestra (o il maestro) si imponevano con la loro disciplina sui fanciulli, ed erano sempre pronte a soffocare ogni loro movimento o gesto. La stessa Montessori, nel suo libro, riporta parecchi esempi di questo metodo educativo che non era davvero in grado di educare. Le azioni dei bambini, che spesso erano emulazioni di gesti degli adulti, quali lo spostare una sedia o arrampicarsi su una sedia per riuscire a vedere non venivano compresi dalle insegnanti. Secondo Montessori, è proprio su questi gesti spontanei del bambino che si basa l’intera educazione, l’insegnante ha il solo compito di osservarli e limitare il suo intervento a garantire la sicurezza e a prevenire le azioni “inutili o dannose”. Limitare queste azioni nei primi istanti di vita del bambino significa provocargli un danno, in quanto i primi anni di vita sono fondamentali nella formazione delle abilità di base. Anche aiutare eccessivamente il bambino è dannoso in quanto lo si rende dipendente da qualcun altro, e si sopprime il suo istinto innato di voler fare e agire indipendentemente.

Le insegnanti dell’epoca, con le quali Montessori interagì, avevano non poche difficoltà nell’attuare i precetti di Montessori, e spesso non si sentivano all’altezza o non sapevano come comportarsi, non correggendo azioni che invece erano inutili o dannose, come ad esempio azzuffarsi, mettersi le dita nel naso, o mettere le scarpe sui tavoli. Montessori chiarisce che il suo metodo non significa assenza di disciplina, ma un nuovo concetto, che chiama disciplina attiva, consistente in quanto sopra esposto.

Montessori chiarisce che premi e castighi non solo sono inutili, ma anche dannosi. Eventuali premi non possono che essere la soddisfazione personale, la quale può anche manifestarsi sotto forma di sincero apprezzamento dell’insegnante, come semplice manifestazione dei traguardi raggiunti. Per quanto riguarda i castighi, un metodo efficace utilizzato da Montessori consisteva nel far sedere lo studente separatamente dagli altri, e nel non fargli mancare l’amore e le attenzioni da parte dell’insegnante. Quando Montessori entrava in classe, una delle sue prime azioni era accarezzare, trattare amorevolmente e premurarsi delle condizioni del fanciullo che era stato messo da parte. Questo metodo viene giudicato dalla Montessori come molto efficace: i fanciulli acquisivano una pacatezza e una docilità inaspettate, derivanti dall’amorevolezza e dalle premure concesse loro.[montessori-pearson, pagg. 62-63]

La lezione

Una lezione si avvicina alla perfezione, quanto maggiore è il numero di parole che riusciamo a risparmiare.[montessori-pearson, pag. 84]

Maria Montessori aveva compreso quanto fosse importante la quantità e la scelta delle parole durante la lezione. Un insegnante, secondo Montessori, deve intervenire il meno possibile nel processo educativo, a volte senza neanche parlare e semplicemente mostrando come si usa il materiale di sviluppo. Già Seguin aveva fornito preziose informazione su come un insegnante per bambini affetti da ritardo avrebbe dovuto presentarsi ai suoi sfortunati fanciulli, modulando la voce, curando l’abbigliamento e rendendosi in un certo senso “attraente”.

Maria Montessori ribadisce l’importanza della scelta delle parole, e raccomanda l’uso di un linguaggio il più semplice possibile, privo di termini difficili o poco comprensibili. Inoltre la lezione deve “rappresentare l’esatta verità” ed essere diretta (evitando cioè i giri di parole, le locuzioni, ecc.) e “semplice al massimo grado”.

I nostri bambini sono notevolmente diversi da tutti gli altri fin qui conosciuti tra il gregge delle scuole: essi hanno l’aspetto sereno di chi è felice e la disinvoltura di chi si sente padrone delle proprie azioni.[montessori-pearson, pag. 99]

Papa Benedetto XV

{qlwiki title=”Papa Benedetto XV”} lesse e apprezzò l’opera di Maria Montessori (una delle prime edizioni, che portavano ancora il titolo Il metodo della pedagogia scientifica... ), e lo ricopiò per intero di sua mano. A riguardo, il papa scrisse:

Che la benedizione apostolica […] porti le benedizioni dal cielo, che io prego possa rendere fruttuoso di bene il libro ”Il metodo della pedagogia scientifica applicata all’educazione del bambino nelle Case dei Bambini”.

{qlwiki title=”Papa Benedetto XV”}, 21 novembre 1918[montessori-discovery, pag. i]

Bibliografia

  • Maria Montessori, La scoperta del bambino. Pearson Italia, Milano-Torino, 2016 ISBN 978-8839524447B.
  • Maria Montessori, The Discovery of The Child, Madras, Kalakshetra, 1948.

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